“E alla fine, com’è andata? Sarai un imprenditore?”

Classiche domande da fine percorso, nel caso del progetto EYE però sono sbagliate o meglio sono incomplete.

Quando EYE termina bisognerebbe innanzitutto chiedersi “…e adesso, a che punto sei?” La cornice stavolta e quella di Montjuic, piccolo promontorio che bacia il mare e da sud sorregge Barcellona come farebbe una madre con un bambino.

E la madre in quell’abbraccio vive di speranza e di incertezze, la vita sembra tranquillizzarsi prima di un nuovo avvenimento.

Sono qui sempre a barcellona e penso a quale sará la prossima mossa. L’incertezza della conoscenza, paradosso del sapiente, è una sensazione di cui bisognerebbe essere soddisfatti ogni volta che la si prova.

EYE è terminato ed io ho imparato tantissimo, un bombardamento di stimoli continui che hanno aperto la mia mente puntellandola di dubbi, domande ed idee.

Circoli virtuosi che implodono in circoli viziosi che si ritrasformano in circoli virtuosi, la mia mente un cielo di primavera.

Ho voluto mettermi a nudo per raccontare la fine del mio progetto perché sarebbe inutile raccontare che la mia visione teorica dell’impresa é stata stravolta, che ho iniziato a sperimentare una visione da imprenditore e non più solo da sognatore.

La concretizzazione dell’idea e la risoluzione del trade off incertezza-importanza della decisione sono diventati i problemi da risolvere, EYE me li ha mostrati ma ha avuto anche l’accortezza di mostrarmi gli strumenti con cui risolverli.

Sarebbe da definire come un tuffo nella realtà dopo aver nuotato per anni nelle caraibiche acque universitarie, a volte però nuotare nei laghi o tra predatori affamati ti insegna a destreggiarsi meglio anche nelle acque più chiare, pronto per qualsiasi esperienza.

In questa mia esperienza ho potuto gestire una community di 200 persone, creare una nuova offerta di prodotti (un piccolo passo nella rivoluzione “per ore”), capire cosa significa realmente fare marketing, intavolare trattative con agenti di culture differenti, organizzare eventi, valutare quanto l’ordine e la precisione sono elementi determinanti per l’attuazione strategica e quanto un errore di pianificazione brucia tempo e risorse sia umane che finanziarie, quanto il coraggio e la convenzione siano elementi determinanti di un business plan e quanto il team di lavoro e la sua gestione si nutrono dell’energia del top management; un infinito elenco che chiudo solo per non avere vittime sulla coscienza.

Alla fine quindi é andata bene ed é una pena che questa esperienza si possa fare una volta sola, e sí, prima o poi sarò un imprenditore!

Per il momento ho fatto solo una gran salto in avanti, peccato io non sia come i miei nonni e che non possa “saltare i fossi per il lungo”, ci accontentiamo e faremo un passo alla volta, per fortuna che dal Montjuic sembra tutto più piccolo.