Il covid non ha fermato né il lavoro né l’entusiasmo ad Amsterdam

Smart working

Di questi tempi purtroppo è un trend, e onestamente mi sento di dire purtroppo perchè in una professione come la mia, lavorare lontano dal proprio team significa complicarsi la vita. Nonostante tutte le piattaforme digitali disponibili, progettare insieme significa condividere ben più che qualche idea attraverso una videochiamata. Provare a spegare una soluzione progettuale al tuo team leader che ha due figli piccoli che urlano dietro lo schermo non è stato facile, ma per lo meno divertente! Fortunatamente in Olanda questa fase di lavoro in remoto è durata poco meno di un mese e comunque sempre facendo almeno due o tre giorni alla settimana di presenza in studio.

Cooperazione

La cooperazione che ho riscontrato in uno studio di medie dimensioni ad Amsterdam si allarga al di fuori dei confini dello studio: le figure professionali che ruotano intorno ad un progetto devono essere efficientemente coordinate dal project manager e i risultati che ho visto in questi mesi sono il prodotto di un’enorme mole di lavoro, affrontata con le competenze specifiche di ognuno dei componenti del team. Cooperare con il mio team e apportare il mio contributo è stata una bella soddisfazione.

Deadline

Nonostante per tutto il mio percorso universitario sia stata abituata a confrontarmi con le scadenze,  quelle che ho incontrato in questi mesi sono state molto più impegnative, ma anche più stimolanti. Sono rimasta stupita di come entrambi i due soci dello studio riescano a trovare un equilibrio tra i diversi (e numerosi!) progetti che portano avanti contemporaneamente. In ogni caso, deadline equivale  comunque a giorni (e nottate) di stress prima della consegna. Quando però abbiamo vinto uno dei concorsi, deadline ha anche significato una bella torta per festeggiare!

Per alcune cose, sono molto contenta che nulla sia cambiato dall’inizio del mio scambio: l’atmosfera informale e rilassata e la cordialità dei miei giovani colleghi  l’ho sentita dal primo giorno e fino all’ultimo mi sono trovata benissimo. Con il passare del tempo e l’approfondimento delle mie competenze nell’ambito del processo architettonico le mie responsabilità e il mio ruolo all’interno del team in cui sono stata inserita sono cambiate: mentre all’inizio la mia assistenza era supervisionata, verso la fine ho assunto sempre più indipendenza. Le mie aspettative sono state soddisfatte in termini di sviluppo sia delle competenze tecniche che progettuali e delle capacità interpersonali.

Tutto ciò che ho guadagnato in termini di sviluppo di competenze durante il mio scambio presso Moke Architecten ho cercato di restituirlo con quello che io potevo fornire. Non solo lo scambio generazionale ha apportato una visione fresca e un approccio diverso al progetto, ma le competenze tecniche che ho sviluppato durante la mia formazione accademica sono state molto apprezzate in studio.

Come una delle prime esperienze lavorative è stata sicuramente formativa nel carattere della figura professionale che intendo ricoprire. Assumere indipendenza e sicurezza nella gestione del progetto era uno dei miei obiettivi e penso di averlo raggiunto, per lo meno ad un livello da giovane imprenditore. Tutto ciò mi da dato l’energia necessaria per cominciare il mio progetto.

Consiglierei, e ho già consigliato ai miei colleghi architetti e compagni di università, soprattutto quelli che non hanno già fatto un esperienza all’estero, di intraprendere questo scambio in ambito professionale. Un cambio è stimolante e una preziosa risorsa di esperienze.