Come sembra lontana l’Europa da Reggio Calabria. Ma è davvero così?
Gennaio 2024, Belgio. Ci è voluto un lungo viaggio per arrivare fin qui da Reggio Calabria. La sveglia quando ancora è notte fonda, un volo per Roma Fiumicino, un interminabile scalo e poi finalmente l’atterraggio a Bruxelles.
Come sembra lontana l’Europa, da Reggio Calabria. Per questo ho scelto la sua capitale, Bruxelles, per affrontare la prossima avventura: Erasmus Young Entrepreneurs. Un’occasione che non ho voluto lasciarmi scappare, mentre continuo a cercare soluzioni per chi – come me – fa dell’indipendenza la caratteristica principale del proprio lavoro: il giornalismo indipendente.
Quando arrivo al numero 8 di Avenue Milcamps, nella sede di Sustainable Communication Aisbl (S-Com), è il 24 gennaio e trovo ad accogliermi Valentina Zoccali, la segretaria generale dell’associazione. È con lei al mio fianco che affronterò i miei quattro mesi qui, lavorando insieme per rafforzare la conoscenza del contesto europeo.
Dopo l’immancabile caffè di benvenuto, cominciamo subito a parlare e scopriamo di condividere le stesse preoccupazioni e, soprattutto, la voglia di trovare strade da percorrere per liberare saperi e conoscenza. Non c’è democrazia senza una sana e libera informazione. Se l’Italia non è mai in testa alle classifiche della “libertà di stampa” è anche per un fenomeno più o meno strisciante che continua ad avere la meglio sulla libertà di informazione: l’autocensura. Che sia per conformarsi alla linea editoriale, per evitare azioni legali (come le Slapps, tanto di moda in questo momento) o rappresaglie da parte della criminalità organizzata o di gruppi estremisti, il più delle volte il risultato è lo stesso: disinformazione, misinformazione, propaganda. E allora, per sfuggire all’isolamento del nostro tempo (e del nostri luoghi) non ci resta che unire le forze e le idee per collaborare, superando i limiti di un mercato che costringe alla precarietà e alla solitudine.

Per questo adesso sono qui, tra le pareti bianche e le grandi vetrate di S-com, un’associazione internazionale che fa della comunicazione e dell’informazione sostenibile la sua mission. Del resto, è proprio con questo intento che è stata fondata nel 2005 da Lillo Perri, un giornalista d’origine calabrese come me: diventare un think-tank dove i professionisti della comunicazione europei possano riunirsi per pensare alla “sostenibilità” come a un cambiamento sociale e culturale.
Oggi S-Com è una realtà consolidata nel panorama della comunicazione europea, grazie alla sua partecipazione a diversi progetti internazionali. Da più di dieci anni Valentina si occupa di coordinare e gestire questi progetti, lanciando diverse campagne come WISE4All (Women for Innovative Society in Europe) per promuovere la partecipazione delle donne alle politiche europee e che oggi raccoglie 16 organizzazioni europee. O come GENRE MEDIAS e S-INFO, due progetti che si focalizzano sul mediattivismo e sull’informazione sostenibile. In questo contesto ho scelto Valentina per sviluppare il mio business plan. Lei ha accettato. Come negare che le aspettative sono altissime?