Mi chiamo Simone Piccolo, sono un giovane architetto nato e cresciuto nel sud Italia, in particolare tra Pomigliano d’Arco, nel vesuviano, e Napoli, che mi ha ospitato durante mi miei anni universitari, che si sono conclusi nel luglio 2019. La dimensione a tratti rurale della mia città mi lega da sempre alla natura, alcuni dei ricordi di infanzia più belli che ho sono legati alla campagna e alle giornate all’aria aperta. Un altro aspetto che da sempre fa parte di me è la passione per la musica e le percussioni, che coltivo suonando fin da adolescente.

Grazie ad alcuni workshops a cui ho preso parte durante gli anni universitari, e in particolare a “Villa Pennisi in Musica”, ho scoperto il mondo dell’autocostruzione e della progettazione computazionale. La possibilità di creare designs flessibili, orientati alle performances e geometricamente complessi mi ha da subito affascinato, e per questo ho deciso di coltivare questo interesse attraverso studi autonomi e documentandomi sulla materia.

Quando ho conosciuto tramite interview Giacomo Garziano, il mio HE qui ad Amsterdam, ho avuto la sensazione che tutte queste mie esperienze, passioni e attitudini potessero cristallizzarsi attraverso l’esperienza che ho intrapreso in queste settimane. Ho iniziato il mio scambio il giorno 1 settembre, e lo terminerò a fine dicembre, trascorrendo qui 4 mesi presso lo studio GG-loop, che si pone come capisaldi temi a me molto cari, attuando strategie di progettazione computazionale e realizzando designs ispirati ai concetti dell’architettura biofilica, che punta a migliorare l’esperienza di vita degli occupanti di un edificio grazie a un profondo rapporto con la natura: la biofilia è insomma la fondamentale ed inconscia interconnessione tra tutti gli esseri viventi, e recuperare questo rapporto oggi è assolutamente un dovere per noi progettisti.

Per di più il mio HE è un vero appassionato di musica come me, e ogni giorno propone in studio la sua collezione di vinili ricercatissimi, il che crea un’atmosfera molto piacevole sul posto di lavoro; sono sicuro che non mancheranno in questi mesi le occasioni per fare musica insieme.

Le motivazioni che mi hanno spinto a prendere parte al programma EYE sono state principalmente la voglia di trovare e toccare con mano una realtà professionale che lavorasse con gli strumenti che mi appassionano e che vorrei padroneggiare a livelli sempre più alti, ma anche la volontà di fare un’esperienza lavorativa fuori dall’Italia per capire le differenze metodologiche e di approccio al progetto in generale, oltre che di gestione della realtà imprenditoriale vera e propria. Ho scoperto il programma EYE grazie ad un amico che attualmente sta partecipando, e mi è sembrato un ottimo modo per dare una spinta alla mia vita professionale.

Nonostante sia qui solo da 2 settimane, le prime impressioni sono più che positive: sia il mio HE che il luogo di lavoro hanno superato le mie aspettative, e vengo considerato una risorsa importante per quelle che sono le mie attuali skills, e che sono sicuro riuscirò ad accrescere in questi mesi.

Sono sicuro che alla fine di questa esperienza sarò molto più consapevole della strada che ho percorso fino ad ora, e di tutti gli steps che ancora mi aspettano per diventare il professionista e l’uomo che vorrei essere un giorno.