Nel 2015, assecondando la mia inclinazione verso l’internazionalizzazione e la mia passione per la multiculturalità, ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Nell’ambito di tale formazione, la scelta del percorso politico-europeo mi ha portata a confrontarmi per la prima volta con la storia, le lingue e il diritto relativi all’Unione Europea. Ho poi deciso di focalizzare i miei studi sulla dimensione politica ed economica dell’UE, conseguendo nel 2019 una laurea magistrale in Studi Europei.

Durante tale percorso universitario ho svolto diverse esperienze come borsista presso l’Università, durante le quali ho Imparato a lavorare in gruppo e ho maturato responsabilità e capacità di adattamento.  Da gennaio a giugno 2019 ho collaborato come volontaria presso Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus, la quale si occupa di elargire fondi ai cristiani perseguitati nei paesi vittime di guerre o calamità naturali; all’interno di tale realtà, mi sono occupata della gestione amministrativa dei donatori e della traduzione di testi destinati  alla pubblicazione dall’italiano all’inglese, ma in passato mi sono occupata anche della gestione dei social network.

Ho deciso di partecipare ad EYE per proseguire in  maniera coerente il mio percorso di studi (Laurea in Studi Europei, a cui ho affiancato due brevi corsi in Europrogettazione e un’esperienza di tirocinio presso la Load Onlus). Tali esperienze mi hanno avvicinato al mondo dei fondi europei ma, allo stesso tempo, mi hanno permesso di capire quanto esso sia ampio e complesso e debba essere affrontato in modo sistemico per sfruttare a pieno le molteplici possibilità per lo sviluppo del territorio e l’occupabilità.

Per questo motivo, la mia partecipazione al programma EYE si integra perfettamente nella mia formazione e mi forniranno una visione internazionale e competenze pratiche a complemento delle conoscenze acquisite durante il mio percorso accademico.

Oltre all’aspetto della creazione di un profilo professionale, ritengo che saper gestire e affrontare la complessa macchina dei fondi europei sia uno dei mezzi più efficaci per sviluppare progetti che possano avere un impatto significativo e duraturo sul sociale, area che, come si evince dalla mia esperienza, ha avuto una rilevanza  particolare sulla scelta dei percorsi formativi e lavorativi.

In questi anni di studi, ho coltivato l’idea che andare oltre i confini nazionali sia l’unico modo per affrontare  questa  crisi sistemica  e che solo nell’Unione Europea si possa e si debba trovare una soluzione a questo malessere diffuso. Per tale ragione, vorrei potermi orientare con sicurezza in questo mondo, al fine di  captarne le potenzialità e riportarle    nel mio Paese, offrendo uno sguardo diverso nell’ambiente in cui mi inserirò.

Il mio arrivo a Bruxelles è stato entusiasmante: dall’aeroporto di Charleroi sono andata alla stazione metro Schumann. Lì ho potuto vedere per la prima volta la Commissione Europea; avevo visto tante volte questa istituzione in televisione, ma poterla ammirare dal vivo è stata un’emozione unica. Da lì mi sono recata in ufficio, un edificio molto elegante sia esteriormente che interiormente. Sia Bruxelles che l’ufficio hanno superato le mie aspettative.

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