Dalla Calabria a Barcellona per la letteratura e i diritti umani
Barcellona sembra appartenere a un altro mondo vista da Verzino, piccolo centro della provincia di Crotone da cui parto. Eppure la mappa mostra che è giusto su un’altra sponda non troppo lontana del Mediterraneo: quel mare che attraverso in direzione ovest per raggiungere il capoluogo della Catalogna, in una notte inaspettatamente calda di fine febbraio su un aereo da Napoli con “No Time No Space” di Franco Battiato che mi risuona nelle cuffie.
Dopo aver concluso il percorso di laurea magistrale in Scienze Linguistiche all’Università di Bologna con una tesi sul linguaggio inclusivo come atto politico nella contemporaneità, scoprire grazie a un amico dell’esistenza di un programma come l’Erasmus per giovani imprenditori si è presentata come una di quelle occasioni per cui prendere e partire, senza pensarci troppo. E Barcellona si è subito preannunciata una meta tutt’altro che casuale.
In passato ho avuto la fortuna di conoscere per alcuni mesi il clima multiculturale della città, oltre a notare l’attenzione particolare che la Spagna riserva ai diritti umani e civili e alle istanze della comunità LGBTQ+. Perciò decido subito di provare a rimettermi in gioco e scommettere su una seconda esperienza all’estero fondendo due dei temi che mi stanno più a cuore, la letteratura e i diritti umani, e cercando un centro culturale al quale abbinarmi con la mia idea di business. Così, dopo una breve ricerca su Internet, sono venuto a conoscenza di Prole, una piccola libreria indipendente specializzata in tematiche come femminismo, cultura LGBTQ+ e antirazzismo nel pieno centro di Barcellona.

Arrivo in città giusto qualche giorno prima dell’inizio del percorso per conoscere Ana, la proprietaria, con cui ci eravamo sentiti solo via mail per spiegarle il progetto e che ha subito accettato di buon grado. Davanti al civico 100 di carrer del Comte Borrell, in una delle zone più vivaci della città quale è l’ Eixample, mi rendo conto di aver intuito bene ed essere capitato meglio: il luogo che mi accoglierà per sei mesi, dal 4 marzo fino al 4 ottobre, è la destinazione ideale. Ana mi introduce subito nella libreria offrendomi un tè e facendomi addentrare nella sua visione di cultura e di letteratura e del potere politico e sociale che possono avere, raccontandomi il perché ha deciso di fondare Prole così come dei valori di accessibilità, di comunità e di inclusione che poggiano alla base, oltre a illustrarmi le attività della libreria.
Avverto sin dal primo momento che l’intesa lavorativa e umana con Ana sarà forte e ad oggi, dopo quindici giorni intensi di lavoro fianco a fianco con lei e a contatto con tutte le persone che gravitano intorno alla libreria, non posso che confermare che non potevo sperare in qualcosa di diverso.
Ciò che ho capito di Prole è che è più di una libreria: è un posto ma anche un’idea che sono certo sarà terreno fertile per la mia crescita imprenditoriale e in primis per quella umana e personale. Avere la possibilità di conoscere nuove voci, idee e proposte della letteratura in lingua spagnola e catalana (soprattutto quella legata al mondo LGBTQ+) in un ambiente culturalmente e linguisticamente vicino all’Italia è per me indiscutibile motivo di stimoli creativi e di cambiamento da provare a riprodurre nel mio territorio, oltre a fornirmi spunti per un’idea di diffusione della cultura e dei valori a stretto contatto con l’ambiente circostante.
