È giunta al termina la mia esperienza EYE a Bruxelles. Momenti di crescita professionali ma anche e soprattutto personali, che mi hanno temprata nel carattere e resa più forte.

Momenti di piccole e grandi vittorie, di felicità condivisa con i miei colleghi che, più passava il tempo e più iniziavo a considerare amici; ma anche momenti di sconforto che sono diventati meno duri perché condivisi.

La pandemia che ci ha colpiti ha stravolto la nostra routine. Nelle ultime  settimane dello scambio abbiamo dovuto optare per lo smartworking. Fortunatamente le attività di consulenza sono uno di quei lavori che puoi svolgere ovunque: basta un pc ed una connessione internet. Il lavoro quindi non ne ha risentito. Abbiamo iniziato ad incontrarci nel “nostro ufficio virtuale” come diceva Laura, la mia Host.

Ciò che tuttavia ha stravolto la mia esperienza è quella parte umana del lavoro: incontrarci al mattino, fare riunioni davanti ad un buon caffè, approfittare della pausa pranzo per fare una passeggiata con i colleghi e approfittare di quello spiraglio di sole che consideravamo un regalo (il Belgio è noto per le sue nubi persistenti). Tutti gli eventi promossi dalle Istituzioni europee ai quali prendevamo parte, sono stati rimandati a data da destinarsi o ove possibile si sono svolti on-line, e quindi un’altra cosa che è venuta a mancarmi è stato prendere parte a questi eventi fortemente formativi e  il confronto con gli altri esperti del settore.

Sono molto soddisfatta perché ho capito che il mio host enterpreneur ha percepito la mia presenza in azienda come un valore aggiunto, e sono certa che continueremo a restare in contatto perché è una persona da cui posso continuare ad imparare moltissimo e sono fermamente convinta del fatto che questa esperienza avrà un grande impatto sul mio futuro e sul mio modo di essere imprenditrice.

Un’esperienza di cui farò tesoro per sempre e che consiglio a tutti di intraprendere.

Grazie Bruxelles.

Grazie EYE.