A ranghi ridotti, ma col vento in poppa!

Sono arrivato a metà della mia esperienza di lavoro olandese.

In questi mesi ho avuto l’opportunità di entrare veramente a far parte della vita dell’ufficio a tutti gli effetti. Grazie all’atmosfera informale mi sono trovato subito a mio agio nelle dinamiche lavorative e nel processo creativo.

Mi è stato assegnato un progetto importante per lo studio e piuttosto complicato, il che mi ha fatto sentire la fiducia del mio host e mi sta permettendo di approfondire alcuni punti fondamentali dell’attività imprenditoriale dell’architetto: nelle relazioni con il cliente, ma soprattutto nei rapporti con le altre figure professionali coinvolte nel processo edilizio.

Il momento chiave che prelude al passaggio del progetto dalla carta alla realtà.

Certo le conversazioni con i costruttori e gli altri professionisti con cui collaboriamo avvengono quasi esclusivamente in olandese, che non parlo, ma vengo sempre tenuto al corrente di tutto ciò che viene detto…del resto l’inglese è la lingua più parlata in ufficio.

Insomma tutto sta procedendo per il meglio…

…se ovviamente non fosse per questa pandemia che coinvolge tutto il mondo.

La seconda ondata è arrivata anche qui, con intensità minore rispetto all’Italia, ma comunque portando non pochi disagi e cambiamenti nella vita di tutti i giorni sia fuori che all’interno dell’ufficio.

Fortunatamente è sempre stato possibile andare in ufficio, ma a ranghi ridotti. La metà di noi è costretta a lavorare da casa e questo rende un po’ più complicate e macchinose le interazioni necessarie.

Il lavoro in remoto ormai è una realtà a cui siamo tutti abituati e che, se ben pianificata, permette di lavorare presso che senza interferire con il normale work-flow, tuttavia parte fondamentale della vita di un ufficio di architettura è il confronto quotidiano tra persone che lavorano su differenti progetti, in modo da mantenere sempre una visione generale di ciò che avviene e far tesoro di opinioni e spunti altrui. Purtroppo questo un po’ è venuto a mancare.

Ma anche se un po’ a rilento il lavoro va avanti e il percorso dell’Erasmus sta dando i frutti aspettati!