Arrivato alla metà di questa esperienza sono riuscito a capire molte cose. Tra le molte cose che ho fatto qui finora, non ne ho vista una adatta per l’Italia, purtroppo questo tipo di settore, ovvero la bioarchitettura richiede molta cultura che come dicono anche i miei capi in Italia non c’è. Stiamo lavorando per il rinnovamento
di un palazzo a Lienz in Austria e le proposte inizialmente che lo studio fa sono di copertura attraverso delle installazione già fatte in altri progetti. Il mio compito è quello di costruire tutto in 3D e adattarlo poi al palazzo in questione.

È un lavoro in continuo cambiamento poiché richiede numerosi briefing con il team di lavoro e con il cliente. All’interno dell’ufficio per il momento siamo io e l’architetto Greco poiché i due capi e il mio Host spesso si muovono per fare dei rilevamenti di persona sui progetti che stiamo lavorando e soprattutto dato che sono anche professori universitari tendono ad essere poco presenti in ufficio.

A livello imprenditoriale sto facendo un esperienza che porta nel mio bagaglio una cultura che non hanno molti in Italia. Fino ad oggi mi reputo soddisfatto di questa scelta e di questa esperienza, però ci tengo a specificare che l’ambiente lavorativo è molto professionale con poco tatto e relazioni all’interno dell’ufficio. Penso che all’interno di questo progetto ci sono aziende o privati che scelgono le persone solo per farle lavorare all’interno e non per farle crescere a livello di “imprenditore” e penso che è quello che è successo a me, per quanto riguarda il bagaglio culturale e lavorativo mi sento soddisfatto ma per la crescita imprenditoriale no.

Per quanto riguarda i lavori naturalmente essendo nuovo prima di iniziare a lavorare devo consultare i vecchio progetti già fatti da loro, quindi è come se studiassi una nuova materia. La parte più interessante di questo lavoro è la bozza di modello ovvero quando si costruisce e si stampa un modello del progetto in 3D dove inseriamo anche per delle prove degli ecosistemi che si riproducono come alghe o piante per capire se il funzionamento del progetto va bene.

Oltre a questo all’interno dello studio sviluppiamo un lavoro di ricerca, studiamo degli algoritmi biologici per calcolare e progettare un meccanismo di ridistribuzione di energie. Questo poi viene adattato anche a dei progetti poiché questi algoritmi li possiamo trovare anche nelle alghe.

Tra tante cose positive c’è stato anche un momento negativo, ovvero lo studio di tarantole e di come costruiscono le loro ragnatele, attraverso questo noi riusciamo a capire il reticolo e a proporre questi reticoli in alcuni progetti e installazioni artistiche. Questo progetto è esposto al Centro Pompidou di Parigi.