Evoluzione di una fase, un programma e un mondo in quarantena

Non avrei mai pensato di scrivere le impressioni a circa due mesi dall’inizio di questa esperienza ritrovandomi a raccontare di un confinamento e di un mondo che fuori, nel frattempo, é in pausa. Dopo quasi un mese in Francia e qualche settimana in studio, con un’allocuzione ai francesi il presidente Macron decide di chiudere il paese per mettere così un freno alla diffusione del virus. Tutti in poco tempo hanno dovuto trovare soluzioni per una sorte che in realtà aleggiava già da tempo nell’aria. Ognuno ha cercato e cerca tuttora di andare avanti senza fermarsi e sulla scia di questo istinto di sopravvivenza, nel giorno del lockdown, Parigi era un brulicare di lavoratori con i propri computer fissi da riposizionare sulle rispettive scrivanie di casa, file a distanza di un metro fuori alle boulangeries e operatori che sanificavano le strade. Se l’eco del Coronavirus e di quello che stava per capitare non circolasse già da un bel po’, non avrei mai creduto ai miei occhi. E così è arrivato il momento anche per me di smontare la mia piccola postazione, saltare su un Uber insieme al mio collega conosciuto da poco e chiudere il portone di casa con la sensazione nitida di stare per chiudere anche un capitolo di una nostra vita comune che non avremmo rivisto per un po’ di tempo. E così sono qui, al mio 50° giorno di confinamento in terra francese a raccontare di giorni bellissimi e unici.

Il mio host ha fin da subito optato per il lavoro in remoto e grazie alle innumerevoli applicazioni di cui oggi disponiamo siamo riusciti a portare avanti con cura il programma. La parte interessante del lavorare in remoto è senza dubbio il concentrarsi al massimo su quello che si sta facendo, assorbendone la totalità, in una atmosfera meno formale e più raccolta di uno studio ma il rovescio della medaglia è il non sentire la presenza di una squadra con cui semplicemente condividere. Se guardo indietro a questi giorni, li vedo come dei giorni speciali. Giorni in cui ci siamo tutti chiusi in casa come unico mezzo per combattere qualcosa che non sappiamo ancora totalmente combattere, uniti forse come non lo siamo mai stati e con la fortuna di aver un mezzo come internet che amiamo e che odiamo allo stesso tempo ma che alla fine ci ha regalato i sorrisi e le risate da lontano delle persone che amiamo.

Giorni in cui nonostante tutto ho imparato quotidianamente qualcosa di nuovo e di cui, nonostante i momenti di alti e bassi, ho deciso di prenderne il meglio. Ho lavorato su una parte per me molto interessante del progetto di architettura che è quella di indagine critica del contesto di partenza, elaborando schemi, diagrammi, indagando il territorio sotto molteplici punti di vista. Quello che funziona particolarmente bene è il feeling professionale tra me e il mio host che ci porta a condividere lo stesso approccio al progetto in un dialogo attivo dove il mio contributo diventa più consapevole ogni giorno. I prossimi mesi significheranno entrare in una fase più pratica del progetto per poter avere un feedback sugli esiti degli studi iniziali.

Non vedo l’ora di poter tornare a lavorare in presenza insieme al team e di poter tornare pian piano alla normalità, seppur in sua una versione inedita e a piccoli morsi ma nel frattempo posso dire che questi mesi hanno rappresentato un momento di crescita su più piani, grazie sì al programma ma anche grazie a questo periodo fuori dal comune che ci sta insegnando davvero tanto.