Mi chiamo Elisabetta Bolasco, ho la veneranda età di 34 anni e sono di Cagliari.

Quando ero più giovane ho conseguito la laurea magistrale in “Arti, Patrimoni e Mercati”, alla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano. Non appena terminati gli studi, tra lo stage in una galleria d’arte contemporanea e un breve periodo di assunzione in uno spazio di fotografia, ho collaborato continuativamente per circa tre anni con un’associazione culturale che si occupa della promozione di mostre, eventi e spazi di arte e cultura contemporanea milanesi, attraverso una piattaforma online a ciò dedicata. In questa occasione ho avuto modo di avvicinarmi al mondo del web e della comunicazione, oltre che stare a contatto col settore artistico.

Rientrata a Cagliari, nel 2014 sono risultata beneficiaria di una borsa di studio finanziata dalla regione Sardegna per un corso in “Addetto stampa e comunicazione. Strumenti e strategie innovative per la comunicazione aziendale integrata”, facente parte del programma Alta Formazione in Rete.

In quello stesso periodo ho seguito alcuni corsi di programmazione web e, una volta terminato il percorso regionale, sono stata assunta in una società che gestisce un franchising di scuole di inglese come responsabile della comunicazione interna aziendale. Durante gli anni mi è stato affidato il compito di gestire le pagine web del franchising, occupandomi principalmente della creazione di contenuti e del loro caricamento sulla piattaforma.

Lo scorso luglio ho concluso il mio rapporto lavorativo e mi sono convertita in una nuova, ennesima disoccupata italiana. Il caso ha voluto che sia stata contattata per collaborare a un progetto sviluppato nel mese di ottobre su appuntamenti settimanali, dedicati al tema del lavoro che cambia e finalizzati a fornire informazioni e strumenti che permettano alle persone di “attrezzarsi” al cambiamento in atto. In questa occasione mi sono resa conto che in Italia, e tantomeno in Sardegna, non esiste un vero e proprio ente che offra attività di supporto alle persone prive di lavoro o in cerca di uno diverso. Da qui è nata la mia idea imprenditoriale e la decisione di partecipare al programma Erasmus for Young Entrepreneurs.

Domanda accettata, via con i preparativi da “L’Urlo” di Munch e la mia vita è stata catapultata in Spagna, precisamente in quel di Barcellona. Naturalmente l’impatto è stato un po’ destabilizzante, ma in fin dei conti neanche troppo. Risolto il problema della camera, non di poco conto, ho avuto due giorni liberi per ambientarmi un po’ e lunedì 2 dicembre ho incontrato i miei HE, Valter e Carlos. Sono stata accolta con grande entusiasmo e gentilezza, mi hanno fatto sentire davvero a mio agio.

La loro società di recente creazione si occupa di consulenza imprenditoriale rivolta alla persona come individuo, non solo come professionista. Le aziende non possono prescindere dai dipendenti, quindi dalle persone che ci lavorano e dalle caratteristiche personali e professionali di ciascuna. Attraverso attività di consulenza, percorsi di formazione, coaching e mentoring, aiutano la persona a sviluppare e valorizzare le sue abilità e spenderle nel settore lavorativo, quindi apportare all’azienda un valore aggiunto che ne incrementa l’efficienza e la competitività.

Queste abilità riguardano la sfera sociale, commerciale e digitale. Secondo la filosofia dell’impresa: non basta possedere conoscenze tecniche o digitali se non sono integrate dalle abilità umane, e viceversa.

La mia idea imprenditoriale si sposa con la missione dell’impresa spagnola ospitante ed eccomi qua. Io apporto il mio contributo nel campo della comunicazione e gestione del sito in costruzione, e il mio HE mi somministra un percorso di coaching attraverso il quale potrò avere più chiare quali sono le mie abilità, le mie attitudini e predisposizioni, sviluppare le mie competenze imprenditoriali per investirle nel progetto.