Vivere e lavorare a Parigi? Franchement c’est trop chouette!

Sono ormai circa 2 settimane, che ho lasciato la mia Napoli per Parigi, piena di ansie e timori (ricordo come fosse ieri il bardaggio all’aeroporto e le duemila attestazioni da portare in valigia ) e conto di restare in questa splendida città 4 mesi, per poter trarre il massimo da tutto ciò. Sono Chiara Escalona, architetto napoletano innamorata persa della Francia da tempo, alla ricerca di una avventura ed una esperienza lavorativa fuori dalle mura della madrepatria, in una città che di architettura… ne ha da vendere! Insomma, quando proprio non ci speravo più, quando quasi avevo gettato la spugna e mi ero rassegnata a rinunciare ad una esperienza all’estero a causa del Covid, la vita mi ha sorpresa. Finalmente, il 10 Aprile, dopo svariati mesi di tentativi e voli annullati causa Covid, sono riuscita a partire per Parigi, la Ville lumière, sogno di molti ma meta di pochi.

Eh si, bisogna dirlo, chi non sognerebbe di essere nei miei panni in questo momento (eccetto per il confinement ed i 35.000 casi al giorno di Covid forse hehe), ma bisogna ammettere che ci vuole non poco coraggio per lanciarsi e lasciarsi andare, uscire dalla propria comfort zone e mettersi alla prova, e anch’ io, la più ostinata delle ostinate, ho creduto di non farcela a tratti. Ho scoperto il programma EYE per caso, parlando con una conoscente in procinto di partire grazie al consorzio MateraHub lo e mi sono detta “wow, devo provare ad andare in Francia!”. Ho sempre avuto in mente l’idea che nel mio settore, quello dell’architettura, sia fondamentale viaggiare ed imparare il più possibile da altri paesi e culture, anche perché, in Italia c’è bisogno di un rinnovo. Da dove cominciare se non da uno studio approfondito dei cari cugini d’oltr’Alpe, pionieri dell’architettura contemporanea?

Ho cominciato all’agence Christophe Rousselle architecte qualche settimana fa, timorosa delle mie capacità ed insicura sul mio francese (che tuttavia ho scoperto, con sommo piacere, essere sopravvissuto nei 6 anni che mi separano dal mio vecchio erasmus universitario in Francia), ma già adesso comincio a sentirmi a casa e più selfconfident. I colleghi sono tutti alla mano ed estremamente disponibili, pronti a fornirmi spiegazioni o fare da ciceroni all’interno dell’ambiente di lavoro, piuttosto differente da quello napoletano da cui provengo, sia per tipologia di progetti trattati (stanno lavorando su un edificio a torre a Manhattan!!) che per quanto riguarda il design dell’ufficio (uno dei più bei studi di architettura che abbia mai visto fin’ora). Ogni mattina, andando a piedi a lavoro (eh oui, j’ai la chance!) sono sempre più grata e stupita di quello che vedono i miei occhi: una Parigi si, deserta, ma meravigliosa e possente, come solo lei sa essere; se poi considerate che l’agence ha una vista d’onore su Place Vendome, una delle più belle piazze di Parigi… insomma, c’è da rifarsi gli occhi. Certo, al momento la situazione non è delle migliori a causa del Covid, ma fortunatamente la città in primavera offre tanti parchi e scorci bellissimi, per cui sto godendo di quel che si può, aspettando tempi migliori entro Agosto, mese previsto per il mio ritorno a Napoli; e chissà, insieme a dei macarons, magari tornerò a casa con una valigia ricca di nuove conoscenze, tecniche e non, da tenere sempre con me, insieme ai ricordi di questa bellissima esperienza.

Insomma, com’è che faceva la canzone? “Non, rien de rien, Non, je ne regrette rien!”